Islanda, terra di muschi e di folletti

lupini-2-picL’Islanda è una terra che ti stupisce.

Ho girato molto ma devo dire che non mi era mai capitato prima di essere sorpreso dalla bellezza non solo ogni giorno sempre di più, ma anche a ogni svolta di strada, a ogni baia, a ogni fiordo, a ogni ora, soprattutto durante gli interminabili tramonti di giugno, dove il sole sembra rimanga incastrato nel cielo e non abbi nessuna voglia di andare a dormire, e se dorme, dorme con un occhio solo e per molto poco!

C’è un detto islandese molto carino che recita; se vi perdete in un bosco non vi perdete d’animo, basta alzarvi in piedi e vi troveranno subito. E in effetti i boschi sono molto rari nell’isola; l’unico degno di rilievo è quello di betulle sotto le imponenti pareti di roccia del Asbyrgi Cliffs, uno dei luoghi sicuramente più magici dell’isola.

Asbyrgi cliffs islandaMagico non solo per la bellezza del luogo –  immaginatevi un enorme anfiteatro naturale di quasi 3 chilometri, circondato da tre lati da una parete verticale di basalto alta un centinaio di metri, completamente ricoperto da betulle, larici e salici su uno strato di sassi ricoperti da morbido muschio e licheni – ma perché questo è considerato uno dei luoghi più sacri di tutta l’Islanda. E’ qui, raccontano le leggende islandesi, che uno degli otto zoccoli del cavallo di Odino abbia scalciato sulla terra la sua impronta, ma è anche qui che, senza sforzarsi tanto, tra le colonne di basalto macchiate dai licheni, si possono vedere le sagome, le forme di Elfi pietrificati da un potente stregone. Se vi inoltrate nei silenziosi sentieri che percorrono il bosco e vi affacciate al laghetto di Botnstjorn, caperete da soli perché questo luogo è considerata la capitale dell’huldufolk, il popolo nascosto, la strana popolazione islandese di elfi, fate e nani che normalmente si nasconde sottoterra  alla vista degli uomini.

case per gli elfi islandaSe a noi una cosa del genere ci fa sorridere, non è così per un islandese che non solo ci crede, ma giura anche di averne visto qualcuno e ci sono persino commissioni pubbliche che si riuniscono, soprattutto in occasione di costruzione di strade o edifici, per appurare che il sito scelto non vada a danneggiare eventuali abitazioni e residenze del hulufolk. E così non deve stupire l’uso e la consuetudine di vedere, nei giardinetti davanti alle villette islandesi, altre piccole casette, di solito tre, fatte apposta per ospitare il popolo nascosto, con magari un piccolo nano di cemento che ti saluta.

muschio islandaMa ritorniamo all’Islanda e alla sua bellezza e ai muschi. Se ne siete amanti qui potete trovare il vostro paradiso e vedere tutte le sfumature dei suoi verdi – che vanno dal verde asparago, al verde giada, al verde foglia di te, al verde olivina, al verde pistacchio, al verde veronese, al verde smeraldo, al verde primo e tutte le sfumature nel mezzo – e potrete passeggiare sopra i suoi morbidi cuscini che ricoprono le colate laviche più vecchie e che ti fanno sembrare di camminare  su un materasso ad acqua.

D’altra parte qui con tutta la ricchezza d’acqua, con il clima spesso piovoso, con una temperatura non troppo elevata, il muschio ha il suo habitat ideale, per non parlare poi delle pareti accanto alle numerose cascate, investite dall’aerosol del getto d’acqua, che aumenta ancor di più l’umidità dell’ambiente e quindi la crescita di questo particolare organo vegetale.

cascata di Seljalandsfoss picAndate alla cascata di Dettifoss o di Seljalandsfoss per vedere di cosa è capace la natura, nel far crescere il muschio anche su pareti pressoché verticali, fin dove arrivano gli spruzzi portati dallo spostamento delle masse d’acqua.

Se poi con i muschi siete soddisfatti passiamo alla voce lupini. Si, le distese selvatiche di lupini sono incredibili! Portati nel secolo scorso dall’Alaska, simile nelle condizioni climatiche e di emisfero, per arricchire il terreno con le loro radici azotofissatrici, hanno in breve dilagato in ogni parte dell’isola e addirittura si stanno prendendo dei provvedimenti per estirparli o contenerli, perché chiaramente con la loro densa fioritura, soffocano e si sostituiscono alla flora autoctona. Nella zona dei fiordi occidentali ci eravamo imbattuti in grandi prati di lupini e ci sembravano già fioriture eccezionali, ma quando siamo passati nella costa meridionale, attraverso le grandi distese detritiche dei sandur, siamo rimasti esterrefatti dall’immensità di tali fioriture, estese per chilometri in ogni direzione. Naturalmente per gustarsi tale spettacolare fioritura bisogna venire in Islanda nella seconda metà di giugno. Il colore blu, screziato di bianco della loro fioritura si intona perfettamente al cielo artico dell’Islanda, con il suo azzurro carico macchiettato da cirri e cumuli bianchi e grigi.

lupini islandaUn accenno a parte a queste grandi distese desertiche chiamate localmente sandur, termine che poi è entrato nel linguaggio corrente geologico proprio per indicare delle grandi distese di detriti alluvionali creati dall’acqua di fusione dei ghiacciai. In effetti la zona intorno al grande vulcano Vatnajokull, la terza calotta glaciale per estensione dopo l’Antartide e la Groenlandia, è storicamente una produttrice di enormi inondazioni, chiamati localmente jokulhlaup, dovuti ai vulcani attivi che periodicamente sciolgono parte della calotta ghiacciata. Non è una caso che tutta questa zona fosse la meno abitata e che fino agli anni 30 del secolo scorso era pressoché impossibile da attraversare. Nel 1996, l’eruzione di un vulcano sotto il ghiacciaio, provocò l’ultima disastrosa jokulhlaup, sciogliendo 45.000 metri cubi d’acqua, che spazzo via in più punti la Hringvegur, l’unica strada asfaltata che percorre tutta l’isola, costringendo, chi abitava nella zona orientale, a farsi quasi mille chilometri per arrivare a Rejkiavik o a Vik.

salice nano islandaSe poi siete amanti dei bonsai qui potete vedere tanti esemplari di betulle nane, come la betula pubescens, e di salici, come il salice artico salix arctic, il salice lanuginoso salix lanata, il salice nano salix herbacea, che si sviluppano in altezza per poche decina di centimetri e non di più, sopravvivendo solo così al vento e alla neve. Eppure un tempo, prima dell’arrivo dei vichinghi nel secolo X circa, le cronache parlano di una terra assai boscosa, ma secoli di sfruttamento intensivo, vuoi per riscaldamento, sia per la costruzione di case e navi, hanno fatto si che di alberi ne rimangano davvero pochi. Di menzione i bellissimi e antichi sorbi, sorbus aucuparia,  forse tra gli alberi più vecchi dell’Islanda, presso una delle chiesette più belle e caratteristiche di tutto il sud dell’isola, chiamata Hofskirka. Qui gli alberi proteggono ancora la semplice costruzione, con le ripide falde del tetto di torba, e fanno ombra alle semplici tombe che, se non fosse per la croce sopra, apparirebbero aiuole rialzate pronte per essere usate per piantare cavoli e altre verdure.

cimitero di Hofskirka islandaDa ricordarsi poi di una delle piante più utilizzate dalle massai islandesi per fare una gustosa marmellata; il rabarbaro. Con un clima umido e fresco come quello islandese la pianta cresce che è una meraviglia e infatti spesso si vedono le enormi foglie cresciute anche in maniera selvatica, spesso circondata da antichi muretti a secco, probabilmente per preservarla dall’essere mangiata da cavalli e pecore al pascolo. Da provare assolutamente quella fatta in casa dalla famiglia Finnbogi, che gestisce da generazioni la sua tradizionale casa con il tetto d’erba di Litlibaer, e prepara sul momento gustosi waffel con panna e, naturalmente, marmellata di rabarbaro o di mirtillo con una bella dose di panna montata.

orchidea islandaIn Islanda poi capita poi di fare anche incontri inattesi, come con un orchidea cresciuta nella sassosa morena di un ghiacciaio, o possiamo anche impiegare il nostro tempo a cercare di riconoscere le varie specie di alchemilla – ci sono la vulgaris, la mollis, la alpina e faeroensis – e probabilmente rimarremo incantati più di una volta dal luccicare argenteo delle foglie della potentilla anserina in primo piano, sullo sfondo di un susseguirsi di montagne verdi screziate del bianco di nevai, che il tenue sole estivo non riesce ancora a sciogliere.

Qui per vedere un bel video sull’Islanda!

 

 

 

Il Signore degli anelli è stato scritto in Islanda!

13466114_10208940677184459_3958006082216842435_nA leggere la biografia di John Ronald Tolkien sembra che lui non sia mai stato in Islanda e il celebre film di Peter Jackson è stato girato principalmente in Nuova Zelanda, ma posso assicurarvi che viaggiando in questa isola, a due passi dal circolo polare artico, tutto sembra parlare di questo romanzo che ha fatto sognare milioni di ragazzi e di adulti.

Provate intanto a leggere i toponimi di una cartina islandese e subito vi imbatterete in località che ricordano regni elfici, le colline dove cavalcano i Rohirrim o i dintorni di Mordor.

Qui un po’ di esempi; Hornbjarg, Myrarfjall, Hestur, Drangavik, Nordurland, Litlahid, Hitardalur, Oldufell, e potrei continuare ancora a lungo!

Ma il massimo della sintonia tra paesaggio e fantasia, si raggiunge se si ascolta anche la colonna sonora del film, mirabilmente composta da Howard Shore, e che riprende i wagneriani leitmotiv per sottolineare personaggi ed eventi.

13524427_10209028031648266_6696085079884541419_nLe terre di Mordor sono un po’ dappertutto, vista la grande abbondanza ed estensione delle zone vulcaniche recenti. Enormi pianure sono ricoperte di colate basaltiche che si sono fratturate, sbriciolate, corrugate, avvallate, per creare un terreno insidioso e difficile da percorrere, e in più coperto da un incredibile strato soffice di muschi e licheni, che sembrano piacevoli, ma nascondono anche pericolosi trabocchetti. Altre enormi estensioni di terra sono solo distese di sabbia e ciottoli, spesso spazzati da un forte vento, quando non sono nella nebbia e nel nevischio. Quale miglior ostacolo potrebbe inventarsi Sauron per bloccare un impavido invasore? Quanti eserciti si perderebbero o morirebbero di sete o smarriti in queste terre?

Oggi solo l’utilizzo di potenti mezzi fuoristrada, con enormi ruote, possono avere la meglio della natura assolutamente primordiale che i novelli Frodo si ritrovano davanti nell’attraversare gli interni dell’isola, terre che un tempo erano rifugio, ma anche condanna degli islandesi che si macchiavano di crimini o infrangevano le leggi. Pochi sopravvivevano e i pochi potevano diventare i Granpasso della situazione, conoscendo strade e rifugi che potevano fare la differenza tra la vita e la morte.

13451002_10208955086424681_1924912466327803543_nIl fuoco del Monte Fato qui è poi un po’ dovunque. Sotto l’enorme ghiacciaio del Vatnajokull, il vulcano è solo sopito, e sta solo aspettando il momento buono per scogliere una parte del ghiacciaio e creare una enorme ondata di piena che travolgerà ponti e strade, come ha già fatto pochi anni fa, distruggendole come un orda di nazgul.

In altri luoghi il calore è palpabile sotto pochi metri di suolo, con laghi di fango ribollenti, sorgenti calde, fumarole, depositi colorati di ossidi e di zolfo che ammorbano l’aria, come il lezzo di un esercito di orchetti, ma che riescono a soddisfare il bisogno energetico di una nazione che, a due passi dal polo, ha il privilegio di avere sempre e a ben mercato, acqua calda e riscaldamento.

islandaMa non c’è solo il buio su quest’isola, ma anche luce, e oltre l’azzurro del mare, c’è il verde, tanto verde, e le estese praterie e le morbide colline delle zone meridionali e occidentali ricordano i pascoli dei sudditi di re Theoden.

Inoltre questi prati sono spesso pieni di cavalli al pascolo, di razza islandese, robusti, con una bella criniera, lunga e spesso bionda, che sembrano proprio le cavalcature adatte al popolo dei rohrrim.

E la luce del sole, che specie in estate non tramonta quasi, rende davvero più magica ogni cosa, ogni montagna, ogni cascata ed è davvero degna del regno di Lorien e degli elfi che ancora vivono nella Terra di mezzo.

Gran burrone potrebbe essere vivono a una della tante cascate che si gettano dalle pareti formate da colonne di basalto, simili a cattedrali, o potrebbe celarsi nella arcana tranquillità del laghetto sotto l’imponente muro di roccia di Asbergi, dove le rocce sono ricoperte di muschio, e un insolito quanto inaspettato bosco di betulle, dalla diafana corteccia luccicante, non aspetta altro che l’apparizione di Galadriel e Celeborn. Manca solo di specchiarsi nelle acque ferme del lago per vedere il proprio futuro.

E che dire degli hobbit? Quelli vivevano sull’isola fino a un secolo fa. Le tradizionali case islandesi fino al XX secolo erano infatti quasi scavate sotto terra, o meglio, ricoperte di zolle d’erba, che servivano da isolante, e che quasi nascondevano l’abitazione, riconoscibile solo per il filo di fumo che salva dal camino. Ancora oggi qualcuna è rimasta in piedi ed è visitabile e se c’entri dentro è un piccolo museo, con i semplici ricordi di qualche generazione prima; attrezzi per la pesca, per la falegnameria, uno strumento musicale, porcellane d’importazione danese è libri, tanti libri. Se poi si aggiunge la possibilità di assaggiare un caldo e fragrante waffel, con della marmellata di rabarbaro e panna montata, servita da una rubiconda signora, sembra davvero di essere in una locanda di Hobbiville e non ci meraviglieremmo se Pipino e Merry apparissero sulla soglia.

Lo spirito degli hobbit è poi radicato nella vita degli islandesi, che tengono con cura gli spazi comuni, si dilettano nel racconto delle loro saghe e soprattutto leggono tanto e scrivono anche tanto! Circa il 10% della popolazione ha scritto almeno un libro!

islandaPer gli islandesi poi è normale credere nel “piccolo popolo” o il “popolo nascosto” come lo chiamano loro. Spesso, nel giardino davanti alle villette di campagna, si notano alcune casette in miniatura. Queste sono proprio per loro, per il “popolo nascosto” e ci sono numerose persone che hanno visto questi esseri, sono stati aiutati in momenti difficili, oppure hanno sabotato tunnel e lavori stradali che andavano a danneggiare i loro luoghi di residenza.

Ci sono addirittura delle commissioni pubbliche che, nel caso di nuove strade o nuovi insediamenti, valutano se ci possono essere luoghi abitati dal popolo nascosto e nel caso positivo, si fanno delle varianti per consentigli di vivere indisturbati.

E i troll? Ci sono anche loro, spesso congelati pietrificati dalla luce dell’alba o per qualche magia, che ormai sono diventati scogli nel mare o rocce dalla forma particolare, come nell’isola di Grimsey, oppure a Hvitserkur e mostrano ancora oggi agli uomini che la Terra di Mezzo, forse, non è esistita solo nella fantasia di uno scrittore inglese.

E se volete vedere un video sulla Terra di Mezzo… eccolo qua! Mettetevi comodi, prendete le cuffie e buona visione!

Goldene Wörter Weg

parole d'oro vergari 1Il sentiero per le “Parole d’oro” è la nostra proposta per arrivare a piedi in una delle più nascoste e particolari valli delle Alpi del Träumenberg, piccolo regno, ancora indipendente, della dinastia dei Herzenfeld che da secoli governano, con saggezza, questo angolo di montagne.

parole d'oro vergari 2Per alimentare di acqua potabile la capitale del regno e il castello di Hofmanstall, nel secolo scorso fu costruito tutto un sistema di captazione e di raccolta delle sorgenti della valle di Zauber, che ancora oggi è un mirabile esempio di architettura, che si armonizza all’ambiente circostante in maniera mai più ripetuta.

parole d'oro vergariPer commemorare l’impresa fu scolpita, sulla spalletta di uno dei tanti ponti che attraversano la valle, una lunga iscrizione che poi fu colorata con lamine d’oro, a perpetua testimonianza dell’opera e per suggellare, come con un incantesimo, la suggestione e la magia del luogo, e ancora oggi, basta dire “devo andare alle Parole d’Oro” per avere indicazioni ai valligiani sul percorso da seguire.

Noi lo percorreremo integralmente, dormendo in semplici Herberge e bevendo sempre la buonissima e leggerissima acqua proveniente dall’acquedotto che, a detta degli esperti, è una delle più buone del mondo.

Dai “Viaggi fantastici di Walden raccontati da Abulabaz”

Se invece volete viaggiare davvero andate qui…

Una camminata sul Vallo 2° parte

IMG_3288_15872Vista la scarsa densità abitativa delle zone percorse – pochi villaggi e solo fattorie isolate – delle provvidenziali e artigianali box, provviste di snack e bibite fresche, vengono in soccorso degli assetati e affamati walkers, che lasciano il loro obolo nelle honesty box, piccoli salvadanai pubblici, a dimostrazione che qui il bene privato, ma anche ad uso comune, è oltremodo rispettato.Nei primi due giorni il muro s’intravede appena, più per il vallo, cioè la trincea che i romani avevano scavato davanti all’opera muraria vera e propria, che per altro, essendo stato depredato per secoli delle sue belle pietre già squadrate per costruire castelli e chiese nei pressi, ma spesso lo delimitano grandi alberi – faggi e aceri soprattutto – che non lasciano dubbi del suo antico uso come confine o come strada un tempo molto più frequentata.

Dormendo in una fattoria di vicino Walton, in una vera farm inglese, con centinaia di capi di bestiame a giro per i pascoli vicini, assaporiamo per la prima volta il fascino di una vecchia dimora carica di storia. Con i dipinti degli avi – non mancano colonnelli e generali – attaccati alle pareti, sciabole in bella mostra, collezioni di porcellane e una bella birra servita in un boccale di peltro, manca solo di parlare del tempo e del raccolto per completare l’ambientazione edoardiana della situazione. La colazione alla mattina non è da meno, e oltre alle uova e alla classica pancetta fritta, non mancano i sanguinacci e un po’ di haggis, il tipico piatto scozzese fatto con interiora di pecora. E’ qui che troviamo anche il primo esempio di ah-ah, il tipico fossato che delimita il prato della dimora aristocratica dai pascoli e che impedisce agli animali di rovinare il giardino appena rasato o di mangiare le bordure fiorite del giardino padronale fatto di dalie, aster, rose e nasturzi.

IMG_3101Lasciamo la fattoria seguendo un grande viale di faggi maestosi, increduli, noi che siamo abituarli a vederli quasi sui crinali dell’Appennino, a nemmeno 200 metri di altezza sul livello del mare. Sono così vecchi che forse hanno visto passare le schiere di Enrico VIII mentre andavano a bruciare le cattedrali di Jedburg e Melrose e sicuramente le armate di Cromwell, mentre andavano verso la Scozia.

Poi finalmente il muro arriva davvero. Come un serpente gigantesco che si mette a prendere il sole, ecco che il Vallo segue, su e giù, le spettacolari Sewingshields Hill e le Cuddy’s Crags, da una parte dolci colline coperte di erica e felci, dall’altra ripida scarpata basaltica vecchia più di 200 milioni di anni.

IMG_3340_15923Ai loro piedi i laghi di Bromlee e di Greenlee riflettono, nella loro acqua scura, il cielo azzurro e i colori autunnali della brughiera intorno. Sulla Sicomore Gap, una suggestiva valletta tra un pendio e l’altro, un gigantesco acero sembra l’ultima solitaria sentinella di un esercito ormai scomparso di grandi boschi che un tempo popolavano questo lembo di terra.

Nonostante siano pochi i villaggi attraversati, una cosa che stupisce è la cura con cui gli inglesi tengono i loro giardini. La domenica soprattutto, sono tutti indaffarati a sistemare il loro angolo di verde, a potare, tagliare l’erba, vanghettare le aiuole, fare due chiacchere con te che gli chiedi; “Ma come fa ad avere delle dalie così belle?”.

IMG_3069_15661Passiamo poi dal villaggio di Newtown, anonimo luogo dell’Inghilterra se non fosse che qui la cura dei giardini è portata all’estremo e non a caso, alcune targhe sulla casa più vecchia del paese, ci dicono che ha vinto il concorso Cumbria in bloom per ben 5 anni di seguito e non stentiamo a crederlo!

I lindi cottage sembrano appena riverniciati, le siepi di bosso e di tasso appena potate, i fiori in pieno boccio nonostante la stagione, i pratini senza una foglia fuori posto e perfettamente sagomati come l’acconciatura di una sposa appena uscita dal parrucchiere. Insomma, tanto di lode agli invisibili giardinieri, di cui non vediamo il corpo, ma il bel lavoro quotidiano.

Anche l’arrivo a Newcastle avviene lungo il bel fiume Tyne, anch’esso segnato dalle maree, tra grandi viali di ippocastani e farnie che all’improvviso si aprono in grandi campi aperti dove si gioca a cricket o a calcio, seguitando poi su ombrosi vialetti, è facile incrociare coppie che portano a spasso i loro cani o giovani che fanno jogging.

IMG_3420_16003Solo un tratto di due chilometri, accanto all’enorme complesso della Rolls Royce, rompe l’incanto della tranquillità del paesaggio semiurbano inglese, fatto di ampi spazi verdi e ordinate casette tutte uguali, con le loro tipiche bow windows. Poi le sagome degli arditi ponti di ferro, situati al centro di una delle città più moderne dell’Inghilterra, ci vengono incontro a ricordarci il suo passato, di culla della civiltà industriale. Fu proprio qui che Stevenson fece passare la sua prima macchina a vapore, dando l’addio per sempre al tiro animale, iniziando una nuova era.

Ma dopo i grandi tralicci imbullonati ecco la nuova sfida della moderna Newcastle, il Gateshead Millenium Bridge, il curioso e suggestivo ponte che invece di aprirsi o sollevarsi come la maggior parte dei ponti, per permettere il passaggio delle navi, bascula, portando il piano stradale ad alzarsi fin quasi a 90 gradi. L’orario varia da giorno a giorno e a seconda delle maree, ma lo spettacolo è garantito e attira sempre frotte di turisti.

Continuando lungo il fiume, passati i resti di quelli che furono alcuni dei cantieri navali più grandi e moderni dei primi del ‘900 – qui fu costruito il mitico Mauretania, detentore per ben 20 anni del record di traversata dell’Atlantico – e di cui non rimane quasi niente, troviamo invece l’ultima testimonianza del Vallo, qui, su quella frontiera a due passi ormai dal Mare del Nord. Non rimangono che i perimetri delle caserme e della piccola cinta muraria dell’antico fortino costruito dai romani, ma il museo vale la visita per fare un riassunto di tutto il cammino percorso e delle epoche storiche attraversate in questa settimana di cammino.

IMG_3434_16017Ci sono gli immancabili gadget del percorso, magliette, armature e spade di plastica, libri per imparare il latino, tante guide per chi comincia l’avventura o per chi l’ha finita e vuole tornare a casa con un ricordo in più. Ritiriamo il nostro diploma e ci dirigiamo alla fermata della metro che ha le scritte di servizio in inglese e in latino; “Noli fumare” segnala un cartello.

Il Vallo è finito, ma già si sta preparando un’altra avventura, questa volta un po’ più a nord, ma sempre al confine tra Scozia e Inghilterra, sulle tracce di uno dei grandi santi inglesi del VII secolo; San Cutberto.

Altre chiese, castelli, ma anche altri alberi, fiori e paesaggi incredibili ci aspettano!

Per saperne di più e magari camminare in tranquillità sul percorso scegliete Walden…

Puju Tul

puju tul vergari 2La città perduta di Puju Tul è ben nasconsta nella foresta di Tallimpoco, nel nord dello stato del Curazao.

Scoperta da poco, da un cacciatore di frodo di pappagalli, è stata esplorata da una spedizione archeologica dell’Università di Paranao.

Ma ancora molto rimane da scoprire e da capire.

puju tul vergari 1Per arrivarci occorre camminare diversi giorni su sentieri nel bosco che in poco tempo vengono cancellati dalla vegetazione o lungo misteriosi solchi che tagliano le colline tufacee della regione. Misteriosi perché sembrano artificiali, antichi, e non si comprende ancora né chi né come gli abbiano potuti scavare.

Centro dell’antico insediamento sembra sia il complesso di Puju-Ha, dove si ritrovano vicini, un complesso ipogeo da cui si entra attraverso un arco ogivale e un luogo di culto legato a riti di purificazione presso una suggestiva cascata.

puju tul vergari 3Noi ci arriveremo grazie all’appoggio degli indios Palon, che ci accompagneranno lungo sentieri che solo loro conoscono e dormiremo nelle loro palafitte, condividendo per qualche giorno anche la loro vita quotidiana.

Per tre giorni poi contribuiremo, aiutando i team di archeologi sul posto, a cercare di decifrare qualcosa di più di questo misterioso luogo che pone nuovi interrogativi sulla civilizzazione di questa area del continente.

Dai “Viaggi fantastici di Walden raccontati da Abulabaz”

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Labyrintti

labirinto vegari 1L’isola di Labyrintti è la più grande dell’arcipelago di Oevattør, centinaia di isolotti sparsi per il Mare di Børing, in gran parte disabitate e coperte di foreste. Qui l’inverno è lungo, ma non freddo perché mitigato dalla calda corrente oceanica.

Le isole furono per secoli rifugio di santi e monaci che avevano studiato un ingegnoso sistema per potersi muovere e meditare camminando, in spazi relativamente ristretti; costruivano labirinti di pietra o comunque percorsi tortuosi delimitati da sassi, presenti in gran numero e affioranti dal suolo di tutte le isole.

labirinto vergari 2Oggi i monaci sono quasi spariti, non è facile vivere isolati per mesi, ma i percorsi sono ancora mantenuti e conservati e stanno diventando un luogo di destinazione privilegiato per gruppi che praticano la meditazione, il contatto con gli elementi della terra e l’esplorazione delle energie ctonie telluriche.

labirinto vergari 3Nel nostro viaggio visiteremo e cammineremo lungo i Labyrintti più belli e emozionanti delle isole, spostandoci da uno all’altro con le piccole barche dei pescatori e dormendo in tenda nella magnifica solitudine di queste terre e ogni giorno percorreremo a piedi nudi i loro disegni sulla terra nuda.

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The water way

water trekking vergari 1La Water way è uno spettacolare percorso che si compie solo camminando in mezzo all’acqua seguendo canali, fiumi, torrenti nella zona delle Water Mountains, composte prevalentemente di scisti e quindi ricche di acque superficiali.

Il tracciato parte da Seven Falls, una zona ricca di cascate, per continuare lungo i fiumi di Stone River e del Pebble Creek, lungo un bellissimo greto di ciottoli colorati frutto di una singolare miscela di litologie differenti.

water trekking vergari 2Bellissima è poi la traversata seguendo le channels costruite nel secolo scorso per irrigare le praterie delle Lowerlands.

Non perdete poi le gole dell’Anguilla che si snodano per svariati chilometri tra pareti verticali alte decine di metri e spesso distanti poco più di un metro, il tutto nell’acqua tiepida provenienti dalle Bubbling Ponds.

water trekking vergari 3Non occorrono scarponi per percorrere questo tracciato ma comode e robuste scarpe da scoglio o sandali da trekking con la protezione sulle dita per evitare di sbattere sulle pietre.

La sera si bivacca sulle anse sabbiose dei fiumi accanto a un bel fuoco di rami secchi portati dalla corrente del fiume durante le piene invernali.

Dai “Viaggi fantastici di Walden raccontati da Abulabaz”

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