Il Signore degli anelli è stato scritto in Islanda!

13466114_10208940677184459_3958006082216842435_nA leggere la biografia di John Ronald Tolkien sembra che lui non sia mai stato in Islanda e il celebre film di Peter Jackson è stato girato principalmente in Nuova Zelanda, ma posso assicurarvi che viaggiando in questa isola, a due passi dal circolo polare artico, tutto sembra parlare di questo romanzo che ha fatto sognare milioni di ragazzi e di adulti.

Provate intanto a leggere i toponimi di una cartina islandese e subito vi imbatterete in località che ricordano regni elfici, le colline dove cavalcano i Rohirrim o i dintorni di Mordor.

Qui un po’ di esempi; Hornbjarg, Myrarfjall, Hestur, Drangavik, Nordurland, Litlahid, Hitardalur, Oldufell, e potrei continuare ancora a lungo!

Ma il massimo della sintonia tra paesaggio e fantasia, si raggiunge se si ascolta anche la colonna sonora del film, mirabilmente composta da Howard Shore, e che riprende i wagneriani leitmotiv per sottolineare personaggi ed eventi.

13524427_10209028031648266_6696085079884541419_nLe terre di Mordor sono un po’ dappertutto, vista la grande abbondanza ed estensione delle zone vulcaniche recenti. Enormi pianure sono ricoperte di colate basaltiche che si sono fratturate, sbriciolate, corrugate, avvallate, per creare un terreno insidioso e difficile da percorrere, e in più coperto da un incredibile strato soffice di muschi e licheni, che sembrano piacevoli, ma nascondono anche pericolosi trabocchetti. Altre enormi estensioni di terra sono solo distese di sabbia e ciottoli, spesso spazzati da un forte vento, quando non sono nella nebbia e nel nevischio. Quale miglior ostacolo potrebbe inventarsi Sauron per bloccare un impavido invasore? Quanti eserciti si perderebbero o morirebbero di sete o smarriti in queste terre?

Oggi solo l’utilizzo di potenti mezzi fuoristrada, con enormi ruote, possono avere la meglio della natura assolutamente primordiale che i novelli Frodo si ritrovano davanti nell’attraversare gli interni dell’isola, terre che un tempo erano rifugio, ma anche condanna degli islandesi che si macchiavano di crimini o infrangevano le leggi. Pochi sopravvivevano e i pochi potevano diventare i Granpasso della situazione, conoscendo strade e rifugi che potevano fare la differenza tra la vita e la morte.

13451002_10208955086424681_1924912466327803543_nIl fuoco del Monte Fato qui è poi un po’ dovunque. Sotto l’enorme ghiacciaio del Vatnajokull, il vulcano è solo sopito, e sta solo aspettando il momento buono per scogliere una parte del ghiacciaio e creare una enorme ondata di piena che travolgerà ponti e strade, come ha già fatto pochi anni fa, distruggendole come un orda di nazgul.

In altri luoghi il calore è palpabile sotto pochi metri di suolo, con laghi di fango ribollenti, sorgenti calde, fumarole, depositi colorati di ossidi e di zolfo che ammorbano l’aria, come il lezzo di un esercito di orchetti, ma che riescono a soddisfare il bisogno energetico di una nazione che, a due passi dal polo, ha il privilegio di avere sempre e a ben mercato, acqua calda e riscaldamento.

islandaMa non c’è solo il buio su quest’isola, ma anche luce, e oltre l’azzurro del mare, c’è il verde, tanto verde, e le estese praterie e le morbide colline delle zone meridionali e occidentali ricordano i pascoli dei sudditi di re Theoden.

Inoltre questi prati sono spesso pieni di cavalli al pascolo, di razza islandese, robusti, con una bella criniera, lunga e spesso bionda, che sembrano proprio le cavalcature adatte al popolo dei rohrrim.

E la luce del sole, che specie in estate non tramonta quasi, rende davvero più magica ogni cosa, ogni montagna, ogni cascata ed è davvero degna del regno di Lorien e degli elfi che ancora vivono nella Terra di mezzo.

Gran burrone potrebbe essere vivono a una della tante cascate che si gettano dalle pareti formate da colonne di basalto, simili a cattedrali, o potrebbe celarsi nella arcana tranquillità del laghetto sotto l’imponente muro di roccia di Asbergi, dove le rocce sono ricoperte di muschio, e un insolito quanto inaspettato bosco di betulle, dalla diafana corteccia luccicante, non aspetta altro che l’apparizione di Galadriel e Celeborn. Manca solo di specchiarsi nelle acque ferme del lago per vedere il proprio futuro.

E che dire degli hobbit? Quelli vivevano sull’isola fino a un secolo fa. Le tradizionali case islandesi fino al XX secolo erano infatti quasi scavate sotto terra, o meglio, ricoperte di zolle d’erba, che servivano da isolante, e che quasi nascondevano l’abitazione, riconoscibile solo per il filo di fumo che salva dal camino. Ancora oggi qualcuna è rimasta in piedi ed è visitabile e se c’entri dentro è un piccolo museo, con i semplici ricordi di qualche generazione prima; attrezzi per la pesca, per la falegnameria, uno strumento musicale, porcellane d’importazione danese è libri, tanti libri. Se poi si aggiunge la possibilità di assaggiare un caldo e fragrante waffel, con della marmellata di rabarbaro e panna montata, servita da una rubiconda signora, sembra davvero di essere in una locanda di Hobbiville e non ci meraviglieremmo se Pipino e Merry apparissero sulla soglia.

Lo spirito degli hobbit è poi radicato nella vita degli islandesi, che tengono con cura gli spazi comuni, si dilettano nel racconto delle loro saghe e soprattutto leggono tanto e scrivono anche tanto! Circa il 10% della popolazione ha scritto almeno un libro!

islandaPer gli islandesi poi è normale credere nel “piccolo popolo” o il “popolo nascosto” come lo chiamano loro. Spesso, nel giardino davanti alle villette di campagna, si notano alcune casette in miniatura. Queste sono proprio per loro, per il “popolo nascosto” e ci sono numerose persone che hanno visto questi esseri, sono stati aiutati in momenti difficili, oppure hanno sabotato tunnel e lavori stradali che andavano a danneggiare i loro luoghi di residenza.

Ci sono addirittura delle commissioni pubbliche che, nel caso di nuove strade o nuovi insediamenti, valutano se ci possono essere luoghi abitati dal popolo nascosto e nel caso positivo, si fanno delle varianti per consentigli di vivere indisturbati.

E i troll? Ci sono anche loro, spesso congelati pietrificati dalla luce dell’alba o per qualche magia, che ormai sono diventati scogli nel mare o rocce dalla forma particolare, come nell’isola di Grimsey, oppure a Hvitserkur e mostrano ancora oggi agli uomini che la Terra di Mezzo, forse, non è esistita solo nella fantasia di uno scrittore inglese.

E se volete vedere un video sulla Terra di Mezzo… eccolo qua! Mettetevi comodi, prendete le cuffie e buona visione!

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