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guida escursionistica

5 motivi per camminare a Fuerteventura

Ecco almeno 5 motivi

fuerteventura walden barlovento 04Il miglior sentiero…

Negli ultimi anni la sentieristica sulle isole Canarie è molto migliorata e anche Fuerteventura è percorribile da nord a sud con un sentiero ben tracciato e ben segnalato, ma il tratto che vi propongo non è tra questi, naturalmente. Il mio sentiero preferito è quello che dal Risco del Paso sale fino alle colline presso la Casa de Pecenescal e poi inizia a seguire la costa di Barlovento, proprio al limitare prima della costa e poi sulla grande spiaggia fino a Cofete. Il primo tratto non è facilmente seguibile, perché soprattutto sulle grandi dune del crinale, la traccia si perde spesso, ma tenendo conto che poi il sentiero segue il primo tratto di costa roccioso tenendosi a poca distanza dal mare, si trova più avanti una comoda traccia da seguire, spesso segnalata da ometti di pietra. Oltrepassando alcuni barrancos, si giunge poi al primo tratto di spiaggia facilmente percorribile anche sul bagnasciuga. Da qui è poi una lunga passeggiata da fare anche a piedi nudi sulla sabbia bagnata, che spesso, durante la bassa marea e con il sole, offre spettacolari riflessi in cui mare e cielo si confondono. Il percorso richiede 5, 6 ore buone, ma la solitudine pressoché totale e la sensazione di essere davvero ai confini del mondo, sono indimenticabili. L’arrivo al piccolo e remoto villaggio di Cofete è poi remunerato da un buon bar e ristorante, dove potete bervi una bella birra godendo di un panorama selvaggio unico al mondo.

 

fuerteventura walden jurado 03La miglior emozione

Fuerteventura, fuori dai grandi agglomerati fatti di residence tutto compreso e villaggi vacanza, offre delle emozioni spesso veramente particolari. Difficile sceglierne solo una, ma forse quella più inaspettata e suggestiva ci può accadere durante il bivacco alla spiaggia della Caleta Negra presso la Pena Horadada, uno dei posti più selvaggi e dalla natura drammatica dell’isola. Immaginate un lungo vallone desertico che va a finire nell’oceano vicino ad una grande roccia vulcanica nerastra con un enorme arco naturale, la risacca violenta sulle spiaggia di grandi ciottoli e un piccolo boschetto di tamerici, il tutto lontano qualche chilometro dal remoto paesino di Ajuy. Ora immaginate di bivaccare sotto le stelle in questo posto in compagnia solo del vento e di sentire all’improvviso gli angoscianti e incredibili richiami delle berte… beh, non ve lo scorderete!

 

fuerteventura walden betancuria 02Il miglior piatto

Sicuramente le papas arrugadas con il mojo. Simbolo di una cucina povera, al limite della sopravvivenza, le papas arrugadas sono patate novelle, cioè piccole, cotte con tanto sale, altra cosa abbondante sull’isola. La cosa che le rende più buone è quindi la rosta salata che si forma sulla buccia e il fatto di accompagnarle ad un altro sapore caratteristico delle isola Canarie; il mojo. Anche questa salsa è il tripudio della povertà; olio, aceto, aglio, cumino, paprica e peperoncino se è quello rojo, cioè rosso, oppure sostituendo il peperoncino e la paprica con il prezzemolo o il coriandolo nel caso del verde. Insomma ingredienti semplici, ma per un gusto forte, adatto a queste isole davvero estreme, ancora più buoni se mangiate attorno ad un fuoco.

 

fuerteventura walden pico zarza 05Il miglior panorama

Il sentiero parte dalla più anonima periferia di Morro Jable, l’enorme centro turistico costruito al sud dell’isola, ai margini di alcune delle più belle spiagge bianche delle Canaria. Dove fino a poco più di cinquant’anni fa c’era solo un villaggio di poveri pescatori, che spesso si affidavano alle onde dell’oceano fino al Venezuela, piuttosto che continuare a vivere in una terra senza speranza, ora c’è un tripudio di alberghi con piscine, negozi dalle grandi firme, bar e ristoranti gremiti di bianchi turisti del nord Europa. Ma lasciando alle spalle tutto questo il sentiero per il Pico de la Zarza, la vetta più alta dell’isola, regala una splendida carrellata delle varie zone vegetali dell’isola, passando quindi dalla parte più desertica ai cespugli Della rara Margherita di Winter, Argyranthemum winteri, fino alle bellissime piante di Jorja, Asteriscus sericeus che fioriscono nell’atmosfera umida e spesso avvolta nella nebbia del Pico de la Zarza. Arrivati in cima potrete godere davvero di una visione d’uccello di tutta la spiaggia di Barlovento – che forse avrete percorso qualche giorno prima – e la sensazione di essere in una natura ancora primordiale.

 

fuerteventura walden pla 01La miglior storia

A Fuerteventura ci sono tante storie da raccontare, forse perché vivere in un’isola del genere, lontani da tutto e circondati da un ambiente duro e ostile, accende la fantasia e la voglia di altri mondi come accadde a Josephina Pla, nata nell’angolo più sperduto di Fuerteventura, esattamente sull’isola di Los Lobos, isola nell’isola. Cresciuta in mezzo al nulla, figlia dell’unico custode dell’unico faro dell’isola, tra i vulcani e il mare, la giovane Josephina ebbe in dono una grande intelligenza e la fortuna di poter poi andare in Spagna dove continuò gli studi superiori. Poco più che ventenne si trasferì in Paraguay dove diventò una delle donne più conosciute e ammirate della cultura del paese, scrivendo poesie, articoli, critiche e diventando persino ceramista. Un busto con la sua effige di donna anziana, posizionata sull’isola a ricordo, non le rende giustizia, è più bella una seconda targa, posta proprio accanto al faro, dove una sua poesia è accompagnata dalla sagoma di un gabbiano sullo sfondo delle onde che s’infrangono sulla costa dell’isola e che ci rammentano che un uccello può andare molto lontano dal suo nido.

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5 motivi per camminare in Vietnam

Ecco almeno 5 motivi

vietnam walden cat ba 04Il miglior sentiero…

Volete un’idea di quello che provavano i marines americani, o i legionari francesi, a combattere i vietcong nella giungla? Volete provare a camminare sui sentieri tra le colline calcaree della baia di Ha Long, incontrando piante enormi, fiori inconsueti, funghi affascinanti? Provate a seguire il sentiero che dal villaggio di Viet Hai porta alla cittadina di Cat Ba, 4 ore di escursione indimenticabili, da cui uscirete sudati, ma anche orgogliosi dell’impresa. Passerete così da un bucolico villaggio tradizionale, dove si va ancora in bicicletta, a una vivace cittadina turistica, attraversando diversi chilometri di foresta altrimenti impraticabile. Non perdete poi la visita dell’incredibile ospedale, che i vietnamiti avevano ricavato negli anfratti della montagna, e pressoché impossibile da colpire, e fate attenzione se lo percorrete con la pioggia, le rocce del sentiero sono molto scivolose.

 

vietnam walden cibo 03Il miglior piatto

Sicuramente un caldo pho, mangiato in un ristorantino di strada ad Hanoi. La città può essere definita un paradiso per gli amanti del cibo di strada, con un’infinita possibilità e varietà di piatti da assaggiare, gran parte fatti sul momento e con ingredienti freschissimi. Il pho in particolare è il piatto tipico del Vietnam, una bella zuppa con noodles – spaghetti di riso – verdure e carne, di solito manzo. Per aromatizzare il piatto poi ogni cuoco ci mette la sua fantasia, ma di solito ci sono foglie di menta, lime, germogli di soia e altri ingredienti che potrete aggiungere anche all’ultimo momento.

 

vietnam walden bambù 02La miglior emozione

Quella di camminare in una foresta di bambù. Soprattutto la prima volta che si cammina in un ambiente simile, è davvero stupefacente entrare sotto la volta di queste enormi canne alte più di dieci metri. Quello che lascia più stupiti sono poi gli enormi germogli che già da piccoli hanno il diametro che raggiungeranno da grandi e la cui sommità è davvero particolare. Ci sono varietà che possono crescere anche di 30 centimetri il giorno! Il fusto delle piante adulte è poi così elegante e lineare che non ci si stanca mai di osservarle e di farli delle foto giocando con le loro ombre o con la brattea che avvolge ogni sezione, ora più aderente, ora più secca. Solo un’attenzione; non toccate mai queste brattee perché hanno delle piccolissime spine che possono essere dolorose.

 

vietnam walden ha long 05Il miglior panorama

Avete presenti le stampe cinesi antiche, quelle dove i contorni di colline ripidissime si susseguono in quinte sempre più distanti, svanendo nella nebbia? Ecco, navigare nella baia di Ha Long ti fa diventare protagonista reale di uno di quei quadri e, con la tua barca, passerai davvero tra quelle montagne che sembrano emergere dall’acqua davvero per magia. Le isole sono migliaia e formano un dedalo di canali e baie in cui si perde facilmente, e con piacere, l’orientamento, trovando ora un villaggio di pescatori costruito direttamente sull’acqua, o una bella spiaggia di sabbia dorata dove fare un bel bagno. A ogni virata, dietro ogni svolta, una nuova sorpresa! Una delle caratteristiche del nostro viaggio è quello di navigare però nella parte meno turistica della baia, lontani dalla ressa di barche che vanno a visitare la grotta delle Meraviglie o la fabbrica di perle. Dove andremo noi ci saranno sempre pochi turisti.

 

vietnam walden gente 01La miglior storia

Camminando sui sentieri delle montagne del nord del Vietnam ci sono dei momenti in cui sembra di essere molto lontani dalla civiltà, osservando la gente che lavora la terra seguendo tradizioni antiche , ma ormai anche nelle capanne più sperdute si trova una moto parcheggiata e la parabola per un televisore. Le case sono quasi tutte di bambù e su palafitte, e mentre il piano sopraelevato è praticamente una grande stanza dove si cucina, si dorme e si vive, al piano terra ci pensano i maiali e le galline a tenere pulito. Un giorno, percorrendo un sentiero abbastanza remoto, incontriamo un bambino, di 4 o cinque anni, non di più, dalla faccia sorridente e gli diciamo in italiano che è molto bello. Lui prontamente risponde con la stessa frase, senza nessuna storpiatura, nemmeno di accento. Incuriositi, gli continuiamo a dire altre cose, sempre in italiano, alle quali, senza nessuna esitazione, continua a ripetere con la stessa naturalezza con cui parlerebbe un bambino italiano. Proviamo anche con parole con la consonante erre, notoriamente più difficile da pronunciare per un asiatico; il mio nome, alessandro, lo pronuncia benissimo. Lo salutiamo, ancora stupiti, chiedendoci se a scuola sarà un piccolo genio e chissà quale sarà il suo futuro. Sarebbe un peccato fargli perdere queste capacità.

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5 motivi per camminare in Iran

Ecco almeno 5 motivi…

iran walden shapur 03Il miglior sentiero

Sulla guida è descritta come uno dei luoghi più interessanti dell’intero paese, e in effetti salire alla grotta di Shapur è un’esperienza davvero particolare. La cosa migliore, se si è con un mezzo noleggiato e con un guidatore, è di farsi lasciare al villaggio di Shapur e iniziare a camminare sulla sponda destra della vallata, su di una comoda strada sterrata e inoltrarsi nell’enorme spacco della montagna, una sinclinale che fa parte di quell’enorme corrugamento che separa l’altipiano iraniano dal Golfo Arabico. Entrati nel largo della valle, dopo circa un’ora di cammino si arriva al primo villaggio da cui si diparte un sentiero che inizia a serpeggiare in salita, verso la parete rocciosa a strapiombo che delimita la cima dell’enorme curva rocciosa, 300 metri più in alto. Il sentiero è ben tenuto e utilizzato anche dai pastori e dai tanti visitatori che, nonostante il ripido dislivello, salgono qui durante i fine settimana. L’ultimo strappo in salita è facilitato da una ripida scalinata che arriva all’inizio di una enorme caverna che s’incunea nel ventre della montagna, nel mezzo della quale, quasi a sostenere l’enorme peso, c’è l’incredibile statua di Shapur I, imperatore dell’impero Sassanide, ricavata da una grande colonna naturale.

 

iran walden persepolis 04La miglior emozione

La grandezza di Persepolis! E’ un posto turistico e non sarete soli, ma quello che resta di questo grande palazzo iniziato a costruire da Dario I intorno al 500 a.C.  riesce a far rimanere a bocca aperta anche il più navigato viaggiatore. La sua estensione, la bellezza e la ricchezza dei suoi bassorilievi, la maestosità delle sue colonne, è un unicum che ti stordisce e ti fa inchinare davanti a tanta bellezza. Andateci soprattutto al tramonto, quando le pietre diventano rosate e le colonne si stagliano nel controluce del crepuscolo.

 

iran walden cena 01Il miglior piatto

Assaggiate una classica portata di pranzo di nozze, il fesenjan, gustoso spezzatino di pollo o anatra con noci e melograno. Queste ultime, soffritte con molta cipolla diventano una spessa salsa a cui si aggiunge zafferano e cannella. Sembra che una ricetta simile sia stata trovata scritta su una tavoletta di pietra risalente addirittura al VI secolo a.C.

iran walden yazd 02Il miglior panorama

Al tramonto salite su uno dei tetti di un albergo nel centro di Yazd, dove di solito c’è anche un bar per sorseggiare un buon thè o un succo di frutta e ammirate la sagoma della slanciata della Moschea del venerdì, costruita alla metà del 1300, inconfondibile con la sua facciata coperta di maioliche e i due minareti che la sorreggono, simili davvero a due razzi pronti a decollare, e la vedrete pian piano cambiare di colore fino a diventare blu, illuminata da potenti riflettori colorati. Sotto di voi la sterminata città in adobe – un particolare impasto di argilla, sabbia e paglia – che è la più grande del mondo con questo particolare tipo di architettura, il cui profilo è interrotto solo da  qualche torre del vento che cattura il minimo refolo di vento; un’altra delle meraviglie di questa città.

iran walden deserto 05La miglior storia

Gli iraniani sono molto socievoli e hanno spesso voglia di parlare con i viaggiatori, anche perché ce ne sono ancora pochi, soprattutto lontani dai percorsi più battuti. Una notte abbiamo bivaccato nei pressi di una piccola oasi, nella zona di Arosan, lungo il margine del grande deserto del Dasht-e Kavir Il nostro gruppo  aveva piantato le tende a poche centinaia di metri dalle poche case del villaggio, costruite ai margini della piccola zona coltivata e resa fertile da una bella sorgente che, grazie a un canale, dissetava un bel tratto di deserto.  La mattina, dopo una bella colazione, scaldati dal sole mattutino – le notti a marzo sono ancora gelide – facciamo una passeggiata tra le palme dell’oasi e tra  i piccoli campi verdi di erba medica e punteggiati dai fiori di mandorlo, passando accanto alle poche case di fango, la maggior parte le vediamo ormai crollate, sciolte su se stesse dalla piogge invernali, per mancanza di una costante manutenzione. Solo una sembra ancora in piedi e ben tenuta, e in effetti c’è una persona che ci sta lavorando, impastando terra e cemento per risistemare la volta d’entrata. La curiosità è reciproca, e scoprendo che parla inglese, la comunicazione è più facile. Veniamo a sapere che è nato proprio qui, ma ormai non ci abita più nessuno e che lui sta però ristrutturando la casa, per poterci venire il più spesso possibile, perché vuole riprendere a coltivare la sua terra. Quando sente che siamo italiani ci racconta che qualche anno prima ospitò, proprio in questa casetta, una coppia di italiani in moto; sicuramente molto avventurosi. Chissà chi erano!

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10 destinazioni per sognatori

Queste destinazioni sono state scelte dalla prestigiosa rivista Dreamer Travel, in base alle segnalazioni dei suoi lettori su posti poco conosciuti, ma che tante persone vorrebbero visitare, e Alessandro le ha fotografate per voi.

Buon viaggio!

 

spiaggiaLa spiaggia di Surgoddu

Magnifico e incontaminato lembo di spiaggia sulla costa orientale della Brabugia, è da poco accessibile attraverso un vertiginoso sentiero. Adatto ai più avventurosi.

 

vulcanoIl vulcano Baratora

Uno dei più panoramici sentieri passa lungo il crinale del vulcano Baratora, nell’isola di Katuran. Andateci all’alba per poter ammirare il magnifico scenario del sole sulle isole dell’arcipelago di Manda.

 

fiumeIl fiume Peacock

D’estate fatevi un bel trekking fluviale lungo il percorso del selvaggio fiume Peacock, tra sassi colorati, pozze d’acqua cristallina e il silenzio di valli lontane dalla civiltà.

 

cascataLe cascate di Sozoshi mizu

Le cascate di Sozoshi, nel distretto di Tamagoki, sono famose perché il suono dell’acqua, riverberato dalle pareti rocciose dalla forma particolare, produce onde armoniche con effetti terapeutici sulle persone.

 

scoglioLo scoglio di Vaardar

Lo scoglio di Vaardar, nell’isola di Skordur, è quello che rimane del cammino di un antico vulcano e, vuole la leggenda, che sia la prigione rocciosa di un mago cattivo che però riusciva a spostarla, per far naufragare le navi che passavano nelle vicinanze.

 

faroIl faro di Lightback

Il faro di Lightback è stato costruito sull’ultimo avamposto umano sull’isola di Farewell. Era usato dai marinai non per indicare la strada di casa, ma per sapere che stavano affrontando un viaggio verso l’ignoto.

 

lagoIl lago di Narkissos

Questo lago, sulla cima delle montagne di Oros Megalos, si raggiunge dopo un ripido sentiero, poco segnalato, dove ci si può perdere facilmente. Lo specchi d’acqua però ha una particolarità; riesce a farti ritrovare con il tuo io più profondo.

 

forestaLa foresta di Palowitze

I più antichi alberi delle Mannonia si trovano nell’intricata foresta di Palowitze, vicino al villaggio di Balowika. Sembra che da piccoli, proprio qui, si persero i fratelli Grimm.

  

scogliereLe scogliere di Rockslippery

Queste scogliere sono nella contea di Washmore e sono uno dei posti dove nidificano le Colombine di mare, un raro endemismo della zona. Il loro nome deriva dal fatto che erano tanti i cacciatori, di questo saporito volatile, che scivolavano nelle gelide acque del mare nel tentativo di prendere i piccoli dal nido.

 

testeLe teste di Bulatan

Le teste di Bulatan si trovano vicino alla zona archeologica di Pulu, nel Daykan. Centinaia di teste scolpite nel tufo sono disseminate ovunque e spesso vendute dagli abitanti della zona. Si dice che siano di antiche persone malvage, pietrificate da un incantesimo ormai perduto.

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Buon cammino per il 2018

Ecco qui alle fine di un altro anno e all’inizio di una nuova stagione di cammini.

Anche il 2018 sarà un anno ricco di viaggi interessanti e indimenticabili.

Si parte prima di tutto con l’appuntamento del IMG_4426Social Trekking di Salerno, con un benvenuti al sud che sicuramente non vi scorderete.

Poi si continua con due viaggi che nel 2017 sono andati a ruba; L’Iran, con una variazione interessante a sud di Shiraz e il Vietnam con un assaggio della baia di Ha Long lontana dai turisti.

Poi è la volta del ritorno a Fuerteventura, per chi ama i bivacchi sotto le stelle, e la novità della Cornovaglia agli inizi di giugno.

Poi di nuovo a Bali, con l’aggiunta di un salto alla scoperta delle bellissima e poco turistica Nusa Peninda.

Si riprende poi a settembre con una prima in Polonia, sul sentiero del Nido delle Aquile, e poi l’immancabile Karpathos, per un bivacco indimenticabile sull’isola di Saria.

Ritorneremo poi sui sentieri di St. Cuthbert, ai confini tra l’Inghilterra e la Scozia e finiremo in bellezza con un trekking in uno dei luoghi più belli del mondo; l’Etiopia

Vi basta?  Spero di si… buon cammino e godetevi questo video fatto per voi!

Se volete poi vedere in dettaglio i viaggi andate al sito di Walden viaggi a piedi.

Viaggio a Citera

citera 002Viaggio a Citera

In mezzo al Mediterraneo, su un’isola tra il Peloponneso e Creta, stiamo camminando, sotto un cielo blu, fino a una piazza alberata con le immancabili sedie e tavolini dove gli anziani sorseggiano il loro caffè greco. Dopo qualche decina di metri la strada, fiancheggiata da basse case di non più di due piani e tutte imbiancate a calce, diventa più piccola e inizia a salire.

Il sole delle 10 del mattino è già abbastanza forte per farci abbassare lo sguardo, abbacinati dal biancore, e continuiamo a camminare sui ciottoli lucidati dal passaggio. Poi le case finiscono e il serpente di pietra inizia a dirigersi verso i bastioni di una fortezza, che sembra una naturale propaggine della rupe calcarea su cui è appoggiata; il castello di Chora.

Ci godiamo una breve pausa di fresco, mentre passiamo sotto la volta della rampa d’accesso al castello, e poi sbuchiamo nel sole sulla piazza d’armi dove ci aspetta la veduta da cartolina che la nostra immaginazione associa sempre alla Grecia.

Davanti a noi una costa sinuosa fatta di scogliere d’ocra e bianche, ricoperte di macchia mediterranea e boschetti di pini d’Aleppo,  poi la striscia di sabbia bianca della spiaggia di Kapsali, la distesa del mare blu profondo e, a qualche chilometro al largo, l’isolotto di Avgo, in greco uovo, dal quale si dice sia nata Venere in persona. Sullo sfondo le candide vette dei monti di Creta, ancora coperti di neve, e alle spalle la macchia bianca del paese di Chora con suoi tetti rossi di coppi. Tutto questo sarebbe sufficiente, ma la natura ha voluto aggiungere il suo tocco personale, ed ecco che ogni centimetro quadrato, che non sia pietra o cemento, è ricoperto di papaveri, bietole, cardi, camomilla, ingrassabue, valeriana rossa, cavolo selvatico, violaciocca, sileni; tutto così straordinariamente fiorito che sembra di guardare un quadro impressionista.

Ta Kythira pote then that a vroume

citera 001.JPGEcco come ci accoglie Kithira, l’isola di Citera o Cerigo, come era chiamata e conosciuta nelle mappe nautiche del passato, quando ancora era uno scalo delle galee veneziane, un avamposto per avvistare i legni dei nemici turchi. L’isola non è molto frequentata dai turisti stranieri, ma è assai conosciuta dagli italiani che ci vanno per cecare tranquillità. Per i greci invece rappresenta una meta molto ambita ed è legata anche al mito di una canzone cantata da Dimitri Mitropanos negli anni ’70 – Ta Kythira pote then that a vroume, Non troveremo mai Kyhtira – che ne dà una immagine poetica e di luogo dove perdersi con la propria amata metà.

Kithyra , poco più grande dell’isola d’Elba, è sorprendentemente verde rispetto ad altre isole, specialmente le Cicladi. La macchia mediterranea naturalmente fa da padrona, ma non mancano boschi di pini, spesso l’Aleppo, e tanti platani, soprattutto lungo i corsi d’acqua, che sono una bella sorpresa in un’isola essenzialmente calcarea e priva di alte montagne. Tra i ruscelli da visitare sicuramente c’è quello che parte dal villaggio di Milopotamos, nome che è già significativo di quello che ci aspetta; milos infatti vuol dire mulino e potamos, acqua. A fine marzo il villaggio è ancora quasi tutto chiuso, solo il kafenion nella piazza principale è aperto e, cosa curiosa, le sedie messe fuori nella piazza non hanno la seduta impagliata; questa viene messa solo su nostra richiesta. Una soluzione per non farla bagnare dalla pioggia o per lasciarle incustodite anche di notte? L’unico altro negozio aperto in paese è un negozio di erboristeria gestito da una signora olandese che parla anche italiano, dal nome che è un programma; Elicriso. Ci spiega che è già da diversi anni che si è stabilita qui e ci abita anche d’inverno. E’ un posto speciale per raccogliere piante officinali, ci racconta e noi gli crediamo senza dubbio. Non è un caso che uno dei ricordi più originali dell’isola è un piccolo mazzo di fiori secchi di elicriso, anche qui curiosamente chiamati perpetuini.

Milopotamos

citera 007.JPGDalla piazza dove sgorga la polla d’acqua il torrente presto s’incanala in una forra incassata e delimitata da possenti tronchi centenari di platani che ancora non hanno le foglie. L’acqua è cristallina e diventa turchese nelle pozze più grandi, ai piedi delle numerose cascatelle, che scendono su grosse incrostazioni di travertino, a testimonianza della natura calcarea della zona. Il sentiero è una continua scoperta e passa da un luogo all’altro di meraviglie; ora un’altra cascata, qui le rovine di un vecchio mulino, qua un piccolo ponte ad arco che testimoniano l’intensa vita che un tempo, forse solo fino a 50 anni fa, doveva esserci in questa valle, ora rifugio solo di uccelli e solitari escursionisti. La discesa a un certo punto diventa fattibile solo con l’attrezzatura alpinistica e siamo costretti a tornare indietro, ma le sorprese non sono finite perché, continuando sulla strada, e arrivando più a valle, si può seguire il tratto finale del torrente che ci regala un eremo incastonato nella roccia e poi l’arrivo, al dire il vero un po’ avventuroso perché molto ripido tanto che è necessario aiutarsi con una corda, alla bella e inutile dirlo, solitaria spiaggia di Kalami.

Sempre vicino a Milopotamos non si deve perdere la visita dell’antico kastro, un’altra piccola fortezza veneziana anch’essa costruita su ripido bastione naturale. Il leone di San Marco ancor vigila sopra l’arco d’ingresso al castello. Dentro le mura quello che colpisce di più, sono di nuovo le fioriture che non lasciano uno spazio libero, tanto sono rigogliose, e anche il numero delle chiese, tutte piuttosto piccole, ma in numero apparentemente sovradimensionato per la grandezza del borgo. Una sola nota negativa, purtroppo sono quasi tutte chiuse e ci lasciano solo immaginare i probabili affreschi all’interno, che solo in piccola parte si possono ammirare al museo di Kato Livadi, che raccoglie alcune belle icone sopravvissute ai saccheggi, agli incendi e ai furti di secoli.

citera 008.JPGUn altro bel sentiero ci porta a scoprire Paleochora, la terza fortezza che un tempo accoglieva gli abitanti del centro e nord est dell’isola. Dopo aver attraversato alcune colline coperte di cisti e ginestroni, cercato di evitare di pestare orchidee, ofridi, tra cui la Ophris basilissa e iricolor, scille di mare, trifoglio bituminoso Bituminaria bituminos, tulipani, anemoni pavonini  e asfodeli, arriviamo di nuovo a uno sperone di roccia all’incrocio di due vertiginose gole dalle pareti rossastre, il tutto sempre avvolto da una verdissima vegetazione. Qui a farla da padrona sono invece grossi esemplari di euforbia arborescente Euphorbia dendroides, grossi fichi e terebinti che sono cresciuti tra le rovine e di fianco alle numerose chiesette ancora in piedi.  Lungo il sentiero anche centinaia di piccoli Iris unguicularis che risplendono con i loro tepali che vanno dal violetto al giallo con delle finissime venature di bianco. Anche qui siamo soli, in compagnia di qualche capretta.

Per vedere il video di Kyhitira guardate qui…

Storia di come nasce un video

Tanti anni fa facevo delle belle proiezioni con le diapositive. Usavo due proiettori e con una centralina potevo fare delle belle dissolvenze con le immagini e con l’accompagnamento della musica; erano davvero piccoli reportage di viaggio. Poi l’epoca delle diapositive è finita e siamo entrati nell’era delle immagini digitali. E così mi sono cimentato in piccoli video, rimontando le foto, sempre con l’accompagnamento musicale, che facevo prima con la macchina fotografica e poi, recentemente, sempre più spesso con il mio smartphone. Ma non ero contento dei risultati, anche perché non avevo trovato il mezzo e il programma giusto per fare il tutto il più semplicemente possibile. C’era sempre bisogno dell’ausilio di un pc. Poi l’anno scorso la rivelazione, portata da mia figlia, appena maggiorenne, ma già molto abile nell’uso delle potenzialità dei nuovi telefonini e molto creativa. Guardo con sorpresa e meraviglia il video che ha montato e gli chiedo; “ma come hai fatto?” E così si aprì un mondo di possibilità, di montaggi, di effetti, prima davvero inimmaginabili e soprattutto fattibili con un telefonino!

hqdefaultNacquero così le prime prove fatte nei viaggi in Cappadocia e nella Toscana meridionale degli Etruschi. Prove fatte per impratichirmi delle possibilità di montaggio di immagini ferme, ma anche delle prime sequenza di video, che movimentano molto di più lo spettacolo.

hqdefault1Poi i primi tentativi di costruire una storia con le immagini utilizzando uno dei miei luoghi preferiti; il mio Orto. Un buon risultato frutto di diversi giorni di riprese, baciati da una luce generosa e da un psoto poetico.

hqdefault2Poi la Grecia, con il mio viaggio nel Pelio, mi ha dato la prima possibilità di raccontare un viaggio a piedi con le immagini prese durante il viaggio stesso e montate durante i giorni di cammino. Un lavoro a volte anche faticoso, perché fatto magari la sera prima di dormire, ma estremamente gratificante anche perché è bello condividere le emozioni del viaggio con gli altri componenti del gruppo ancora a ”caldo”.

hqdefault3Poi è stata la volta del viaggio in Islanda, e qui devo dire che sono stato fortunato a vederla con un tempo e una luce magnifici, e quindi il risultato non poteva che essere epico, visto anche le straordinarie emozioni che dà il paesaggio islandese. Su questo video devo dare però qualche informazione in più, soprattutto per quanto riguarda le scelte della musica di accompagnamento ai video che faccio.

Per me la scelta della musica è determinante, forse spesso parto proprio prima dalla musica per creare un video. Bisogna ascoltarne tanta e poi fare la scelta difficile di dire; “si è questa la musica che non solo accompagna, ma potenzia le immagini stesse”. Devo dire che di solito scelgo tra repertori di musica classica o tradizionale, ma una fucina di musiche d’ispirazione sono anche le colonne sonore di film di bravi musicisti. Nel caso islandese, mi ascoltavo in viaggio la colonna sonora del Signore degli Anelli di Howard Shore, e devo dire che era perfetta ad accompagnare visioni di terre sconvolte dagli elementi o scenari di bucolica bellezza. Se c’è un modo in cui potrebbe essere immaginata la terra descritta di Tolkien, l’Islanda o la Nuova Zelanda, se la contendono alla pari. Ed ecco che anche oggi che rivedo il video per l’ennesima volta, vengo ancora incantato dalla suggestione di alcuni passaggi, dove la musica sembra fatta proprio apposta per le mie immagini. Grazie Howard!

hqdefault4Anche per il video di New York sono partito prima con la musica. Addirittura prima di partire mi ero già scaricato l’mp3 della Rhapsody in Blue di George Gershwin, che per me rappresenta un po’ la quintessenza della città. Passati due giorni a testa in su tra i suoi grattacieli e le sue attrazioni architettoniche, è poi stato facile adattare il materiale filmato al travolgente ritmo del musicista americano.

hqdefault5Una prova più difficile è stata invece la creazione del video su Walden e H. D. Thoreau, un luogo e uno scrittore simboli per me, realizzata durante il mio breve soggiorno nel Massachusetts. L’atmosfera invernale e intimistica, le memorie e le suggestioni del luogo in cui aveva abitato Thoreau, sulle sponde di un piccolo lago circondato da boschi, l’evocativo cimitero di Sleepy Hollow, le vecchie case coloniali di Concord, avevano bisogno di una musica particolare. Ed ecco che è venuto in soccorso un musicista abbastanza giovane ma che ha ripreso la scuola di Glass e Nyman; Max Richter, con la sua musica minimalista e d’ambiente. Ho capito subito che era il compositore giusto e la sua musica, ripresa da una traccia di Leftovers, era quella che cercavo.

hqdefault6Anche per il video sull’Etiopia, fatto con il tanto materiale raccolto nell’ultimo viaggio nel Tigrai, ero già partito con una musica in testa che per me ci sarebbe stata bene per unire le immagini di un viaggio tanto particolare. Questa volta era la colonna sonora di un film di guerra ambientato nella vicina Somalia, Black Hawk down, un film di Ridley Scott con la indimenticabile colonna sonora creata da Hans Zimmer con il contributo di altri musicisti. C’è una curiosità interessante su questa scelta di musica; il brano che più mi piaceva e mi sembrava più adatto “Gortoz a Ran J’Attends” che per me sembrava cantato in lingua sconosciuta, ma assimilabile a un dialetto del corno d’africa, è in realtà una canzone del musicista bretone Dernez Prigent, e la cantante, Lisa Gerrard, canta in lingua bretone! Per me comunque rimane uno dei più bei brani musicali mai sentiti e ci sta benissimo.

Pensando ai prossimi viaggi e alle foto che farò, non mi resta che sentire ancora un sacco di musica per accompagnare i miei prossimi video.

Stay tuned sulla mia pagina di youtube!